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I Disturbi Specifici di Apprendimento nella nuova edizione del DSM 5

Che cosa è cambiato nella classificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento dall’edizione del DSM4 al nuovo DSM5? Per prima cosa chiariamo il significato di DSM, che per chi non lo conoscesse è il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato periodicamente dall’American Psychiatric Association.

All’interno del manuale troviamo codificati i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) che nella scorsa versione (DSM4) venivano classificati in:

  • Dislessia: compromissione della velocità e/o correttezza di lettura, con ripercussioni anche sulla comprensione del testo letto
  • Disortografia: difficoltà nelle applicazione delle regole ortografiche
  • Disgrafia: compromissione del tratto grafico
  • Discalculia: deficit che interessa l’area del calcolo e del ragionamento matematico.

La nuova versione del manuale (DSM 5) raccomanda ora di non utilizzare le singole etichette diagnostiche, ma piuttosto di avvalersi della definizione più ampia di “Disturbo Specifico di Apprendimento”. Nel DMS 5 viene considerato come DSA anche il Disturbo del Linguaggio Orale, includendo anche le difficoltà nella comprensione del testo letto e nell’elaborazione del testo scritto, ritenendole così forme del disturbo stesso.
I DSA sono molto spesso associati tra loro e non di rado alle difficoltà di lettura si accompagnano anche problemi ortografici, di grafia e di calcolo.

E’ sempre bene ricordare che i DSA interessano bambini con un quoziente intellettivo nella norma, che non presentano problemi sensoriali (legati a vista e udito) o deficit neurologici e che hanno avuto adeguate possibilità di familiarizzare con la lingua scritta.
Per arrivare ad una diagnosi di DSA è quindi necessaria un’attenta anamnesi ed è fondamentale sottoporre il bambino ad una valutazione neuropsicologica, logopedica e/o neuropsicomotoria che, mediante l’uso di tests, ne definisca il livello intellettivo e le abilità di lettura, scrittura e calcolo.

Un approccio olistico nella diagnosi del disturbo, che permette di valutare e affrontare ogni singolo caso in modo specifico, ma che richiede da parte degli operatori competenze ed esperienza.

By |2018-05-30T18:54:53+00:00febbraio 2nd, 2016|Articoli|0 Comments

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