L’importanza della fiaba negli apprendimenti dei bambini

By | 2018-05-30T18:54:52+00:00 gennaio 30th, 2018|Articoli|

La favola può essere certamente intesa come una specifica forma di linguaggio espressivo utile a far crescere i bambini e a potenziare in loro la capacità di parlare dei propri vissuti interiori.

Leggere e raccontare le fiabe ai bambini può rappresentare spesso una buona abitudine; la fiaba e il suo utilizzo, però, va ben oltre una consuetudine tramandata nel tempo perché questa attività favorisce lo sviluppo di una serie di abilità specifiche e importantissime per l’età evolutiva.

Perché è importante leggere le favole?

La narrazione delle favole è  fondamentale per la crescita del bambino in quanto migliora le sue abilità cognitive, emotive e relazionali.
Il bambino apprende nuovi vocaboli, verbi e modalità narrative via via sempre più complesse. In senso più ampio la fiaba può essere intesa come un vero e proprio strumento utile allo sviluppo delle competenze linguistiche e anche una preziosa attività che prepara i più piccoli al mondo della scuola.  Ancor di più questa attività di lettura contribuisce all’alfabetizzazione linguistica ed è in grado di preparare il bambino alla scuola; un bambino che riceve letture quotidiane è in grado di sviluppare, infatti, un vocabolario più ricco ed articolato, può riuscire ad esprimersi meglio e può divenire un adulto più curioso e interessato alla lettura stessa.

Il bambino impara a distinguere la realtà dalla fantasia attraverso la valutazione degli elementi narrativi che sono caratterizzati da specifiche sequenze temporali o dalla relazione di causa ed effetto, e impara a discernerli da quelli che invece trasgrediscono la logica e l’essere razionali.
Le fiabe permettono, inoltre, lo sviluppo della socialità e della moralità intese come capacità di convivenza sociale. Il bambino, attraverso la scoperta del racconto, impara a conoscere alcune modalità relazionali positive, come la collaborazione e la solidarietà, oppure negative come la frode, l’inganno, la menzogna.
Lo sviluppo emotivo e affettivo del bambino è  regolato anche dal potere della fiaba che diviene davvero notevole dal momento che, attraverso i racconti, i bambini possono andare alla scoperta del proprio mondo emotivo. In questo modo, riescono ad entrare in contatto con le emozioni più profonde, imparano a riconoscerle e a nominarle in maniera congrua e possono apprendere anche nuovi schemi di comportamento e modalità di risposta sempre più efficaci di fronte a situazioni difficili o di disagio. Tali abilità si sviluppano perché il bambino può, attraverso il racconto, ha la possibilità di immedesimarsi con i personaggi della storia, sperimentando il loro vissuto emotivo, che resta però sempre mediato dalla presenza del genitore.

La fiaba rappresenta quindi una forma di educazione utile a far sviluppare nel bambino quelle abilità, competenze relazionali e capacità espressive determinanti per il suo processo di crescita.
Inoltre la favola permette l’interazione con il genitore, rende prezioso il tempo da condividere e alimenta la relazione; attraverso la vicinanza dell’adulto il bambino può imparare a conoscere se stesso, il mondo che lo circonda e a diventare egli stesso un adulto consapevole e creativo.

Che cos’è il Metodo Feuerstein?

By | 2018-05-30T18:54:52+00:00 ottobre 10th, 2017|Articoli|

Il metodo Feuerstein, prende il nome da colui che lo ha fondato: Reuven Feuerstein, psicopedagogista isdraelita.

Il prof. Reuven Feuerstein

Il Prof. Reuven Feuerstein nasce in Romania nel 1921 e durante la seconda Guerra Mondiale viene internato in un campo di concentramento da cui fugge raggiungendo Israele. Qui si occupa di bambini traumatizzati dall’esperienza dei campi di concentramento e erano arrivati in Israele con gravi difficoltà di apprendimento. Diventa docente di psicologia all’Università di Tel Aviv e professore associato alla Vanderbilt University di Nashville.

Nel 1992 fonda a Gerusalemme l’ICELP – International Center for Enhancement of Learning Potential (Centro per lo Sviluppo del Potenziale di Apprendimento), oggi nominato Feuerstein Institute.

Il centro si occupa di formazione, ricerca e riabilitazione cognitiva, ed è un punto di riferimento per le famiglie che hanno necessità di supporto nello sviluppo cognitivo dei figli e per la ricerca scientifica internazionale. Molte università si associano al Feuerstein Institute, numerose sono le persone che vi seguono corsi di formazione e oggi, in tutto il mondo, migliaia di bambini seguono corsi di potenziamento cognitivo con il Metodo Feuerstein.
Il prof. Feuerstein si è spento a Gerusalemme il 29 aprile 2014.

A chi è rivolto

Il metodo Feuerstein si rivolge a persone di qualunque età; che siano soggetti con problematiche cognitive o meno, adulti o bambini.
Esso si compone di due diversi Programmi di Arricchimento Strumentale (PAS): il Pas Basic, adatto a bambini della scuola primaria e agli adulti, che per diversi motivi hanno subito una riduzione della funzionalità cognitiva.
Il Pas Standard invece, è adatto da bambini dai 10 anni fino alla terza/quarta età.

Il metodo Feuerstein

Reuven Feuerstein, riprese gli studi di Vygotskij e la teoria dello sviluppo prossimale facendone il punto di partenza per i suoi studi.

Nel modello di arricchimento strumentale ha focalizzato due concetti chiave: la modificabilità cognitiva strumentale, che permane nel tempo, e il modello: esperienza di apprendimento mediato che introduce la figura del “mediatore” la cui presenza ha lo scopo di diventare sempre più marginale.

Questo metodo dà grande importanza all’apprendimento affettivo-emozionale: diversi strumenti presenti nel suo programma sono dirette ad aiutare lo sviluppo del giovane rispetto ad esperienze affettive ed emozionali e questo perchè Feuerstein ritiene non solo che la cognizione generi emozioni, ma anche che le emozioni portino alla cognizione. Quando mettiamo in atto operazioni cognitive, i fattori emozionali sono la forza energetica che guida il nostro comportamento.

Egli ha creato un programma di arricchimento strumentale che si serve di materiale esclusivamente cartaceo. È costituito da strumenti che promuovono l’arricchimento del funzionamento cognitivo e sviluppano le funzioni cognitive emergenti.

La tecnica che viene utilizzata in questo metodo è quella della Mediazione. L’operatore diventando mediatore agisce in modo tale che tutte le informazioni diventino conoscenze. Questo significa offrire la possibilità di imparare, organizzare e strutturare le informazioni ricevute dall’ambiente e, di conseguenza, la possibilità di rendersi autonomi nell’apprendimento e di adattarsi, con flessibilità, a tutte le situazioni nuove.

Gli obiettivi di questo metodo

Gli obiettivi di questo metodo sono:

  • promuovere l’arricchimento del funzionamento cognitivo
  • sviluppare le funzioni cognitive emergenti
  • costruire un universo di contenuti di base sconosciuti ai bambini piccoli
  • prevenire disfunzioni cognitive e allontanare i fattori di rischio che possono condurre a difficoltà di apprendimento

L’obiettivo principe è promuovere il cambiamento e si basa sul presupposto che bisogna adottare un approccio attivo all’apprendimento e allo sviluppo.
La finalità principale è modificare l’individuo in maniera durevole, in modo tale che l’esposizione a stimoli ricchi e variati lo renda capace di rispondere attivamente, aumentando soprattutto la sua capacità ad anticipare l’azione.

Parliamo di taping neuromuscolare

By | 2018-05-30T18:54:52+00:00 aprile 28th, 2017|Articoli|

Il centro parole in movimento si specializza e da oggi puo’ offrirvi una nuova terapia in logopedia: il tape neuromuscolare con applicazione logopedica.

Cosa è il taping neuromuscolare (nmt institute)?
E’ una terapia biomeccanica che utilizza stimoli decompressivi ottenendo effetti positivi sui diversi apparati: linfatico, muscolo-scheletrico, vascolare e neurologico.

Da chi e’ stato progettato?
TNM è un sistema di trattamento per la riabilitazione progettato dall’australiano david blow nel 2003. Questo metodo, messo a punto anche in italia a livello fisioterapico e riabilitativo, è attualmente riconosciuto come supporto terapeutico nella riabilitazione in ambito sanitario.
Recentemente l’applicazione in logopedia ci offre la possibilità di arrivare a riabilitare, garantendo trattamenti più efficaci con i migliori risultati possibili.

Chi può utilizzarlo?
Questo metodo può essere utilizzato solo da personale altamente formato e specializzato, che abbia conseguito uno specifico diploma con certificazione.

Quali pazienti possono accedere a tale trattamento?
Il trattamento con taping neuromuscolare può essere effettuato sia in età pediatrica che in quella adulta.


Per eseguire questo trattamento innovativo si utilizzano dei nastri adesivi ed elastici che non contengono nessuna sostanza medicale.

Questi nastri vengono applicati a livello logopedico per agevolare e migliorare la pratica rieducativa logopedica.

Il nastro nel suo uso corretto crea dilatazione, migliora il flusso del sangue e il drenaggio linfatico in modo tale da ridurre il dolore e l’affaticamento.

Facilita inoltre il recupero funzionale mantenendo costante l’effetto rilassante sul tessuto connettivale e sulla fascia muscolare coinvolta.

In logopedia questa tecnica può essere applicata in diversi tipi patologie ed in vari ambiti non patologici:

  • impostazioni vocali (cantanti e attori che affrontano tante ore di lavoro vocale con inevitabile sovraccarico e affaticamento del distretto laringeo)
  • patologie vocali post-chirurgiche (edemi delle corde vocali, cordectomie ed esiti post chirurgici in generale)
  • disfonie disfunzionali
  • inappropriata altezza tonale della voce
  • laringiti acute e croniche
  • patologie neurologiche: esiti di ischemie ed emorragie cerebrali in cui vi sia una compromissione emiparetica del distretto oro-bucco-facciale o paralisi del VII nervo cranico
  • disartrie (difficolta’ di articolazione della parola)
  • patologie respiratorie (tra cui ipertrofia dei turbinati)
  • alterazioni dell’articolazione temporo-mandibolare
  • disturbi della deglutizione
  • labiopalatoschisi

e molto altro ancora…

Il nostro Centro opera in stretta collaborazione con il NMT Institute

Il dietista: chi è e come opera

By | 2018-05-30T18:54:53+00:00 febbraio 3rd, 2016|Articoli|

Secondo le normative vigenti (profilo professionale D.M. 744 del 1994) il dietista è “l’operatore sanitario competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione, compresi gli aspetti educativi e di collaborazione alla attuazione delle politiche alimentari” (Decreto Ministeriale 14/09/1994).

Si tratta di una figura professionale conforme alle direttive della CEE e alla definizione dell’EFAD grazie all’impegno dell’ANDID con le Istituzioni italiane e gli Organismi rappresentativi della professione a livello Europeo ed Extraeuropeo.

In pratica il dietista è un professionista specializzato, che si occupa di promuovere e curare l’alimentazione e la nutrizione in situazioni fisiologiche e patologiche: dall’elaborazione di piani dietetici terapeutici personalizzati (su prescrizione medica attestante la diagnosi) alla stesura di menù per gruppi di sani o malati (ristorazione collettiva per mense e comunità) fino alla progettazione e alla realizzazione di attività didattiche, educative ed informative.

Il dietista e l’educazione alimentare… per grandi e piccini

cuore disegnato, formato da vari tipi di verdure

L’educazione alimentare pone le basi per un corretto regime dietetico, indispensabile all’organismo per il mantenimento dello stato di salute e di benessere.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO definiscono l’Educazione Alimentare “(…) il processo informativo ed educativo per mezzo del quale si persegue il generale miglioramento dello stato di nutrizione degli individui, attraverso la promozione di adeguate abitudini alimentari, l’eliminazione dei comportamenti alimentari non soddisfacenti, l’utilizzazione di manipolazioni più igieniche degli alimenti e un efficiente utilizzo delle risorse alimentari”.

Insegnamento di primaria importanza per i bambini che imparano cosa vuol dire mangiare bene e una fondamentale scoperta per gli adulti, per mantenere o ristabilire una condizione di salute e benessere.

dott.ssa Sabrina Canichella, esperta in nutrizione e dietologia presso il centro Parole in Movimento

I Disturbi Specifici di Apprendimento nella nuova edizione del DSM 5

By | 2018-05-30T18:54:53+00:00 febbraio 2nd, 2016|Articoli|

Che cosa è cambiato nella classificazione dei disturbi specifici dell’apprendimento dall’edizione del DSM4 al nuovo DSM5? Per prima cosa chiariamo il significato di DSM, che per chi non lo conoscesse è il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato periodicamente dall’American Psychiatric Association.

All’interno del manuale troviamo codificati i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) che nella scorsa versione (DSM4) venivano classificati in:

  • Dislessia: compromissione della velocità e/o correttezza di lettura, con ripercussioni anche sulla comprensione del testo letto
  • Disortografia: difficoltà nelle applicazione delle regole ortografiche
  • Disgrafia: compromissione del tratto grafico
  • Discalculia: deficit che interessa l’area del calcolo e del ragionamento matematico.

La nuova versione del manuale (DSM 5) raccomanda ora di non utilizzare le singole etichette diagnostiche, ma piuttosto di avvalersi della definizione più ampia di “Disturbo Specifico di Apprendimento”. Nel DMS 5 viene considerato come DSA anche il Disturbo del Linguaggio Orale, includendo anche le difficoltà nella comprensione del testo letto e nell’elaborazione del testo scritto, ritenendole così forme del disturbo stesso.
I DSA sono molto spesso associati tra loro e non di rado alle difficoltà di lettura si accompagnano anche problemi ortografici, di grafia e di calcolo.

E’ sempre bene ricordare che i DSA interessano bambini con un quoziente intellettivo nella norma, che non presentano problemi sensoriali (legati a vista e udito) o deficit neurologici e che hanno avuto adeguate possibilità di familiarizzare con la lingua scritta.
Per arrivare ad una diagnosi di DSA è quindi necessaria un’attenta anamnesi ed è fondamentale sottoporre il bambino ad una valutazione neuropsicologica, logopedica e/o neuropsicomotoria che, mediante l’uso di tests, ne definisca il livello intellettivo e le abilità di lettura, scrittura e calcolo.

Un approccio olistico nella diagnosi del disturbo, che permette di valutare e affrontare ogni singolo caso in modo specifico, ma che richiede da parte degli operatori competenze ed esperienza.